Più che una West Wing è una Rest Wing, dicono: il Walter Reed Medical Center di Bethesda, in Maryland, è il luogo in cui l’ala Ovest della Casa Bianca va a recuperare la forma fisica. È il più grande centro medico militare degli Stati Uniti ed è l’ospedale dei presidenti americani: qua fu portato il corpo di John Kennedy nel 1963, appena tornato da Dallas; fu ospitato Richard Nixon per curare una polmonite nel 1973; fu ricoverato Ronald Reagan prima nel 1981, dopo l’attentato fallito (ma fu curato al George Washington University Hospital), poi nel 1985 per rimuovere dei polipi al colon e di nuovo nel 1987 per un tumore alla prostata. Al Walter Reed — che nel 2011 si è trasferito da Washington al Maryland — vengono curati i reduci delle guerre in Iraq e Afghanistan e, venerdì, è stato ricoverato Donald Trump, dopo essere risultato positivo al tampone per il Covid-19 il giorno precedente.

Trump alloggia al Ward 71, il settore destinato al presidente e agli alti funzionari dell’amministrazione e dell’esercito, che occupa un intero piano dell’ospedale. C’è una suite presidenziale, cinque camere per gli ospiti fra cui una per la first lady, una stanza privata per gli esami medici, un salotto, una sala da pranzo con un lampadario di cristallo e poi uffici e sale conferenze. Da una di queste stanze, sabato sera, Trump ha provato a rassicurare il Paese: «Non sto benissimo, ma va già molto meglio», ha affermato in un video in cui appariva senza cravatta e spettinato.

Chi lo ha incontrato racconta di un presidente annoiato, che passa il tempo al telefono con familiari e consiglieri: mentre il capo dello staff Mark Meadows affermava — all’inizio in forma anonima — che fosse in uno stato di salute precaria, sabato gli specialisti dell’équipe hanno sostenuto invece che fosse in buone condizioni. Dopo aver spostato avanti e indietro la data del primo tampone positivo, aggiungendo confusione a una situazione poco chiara che favorisce le teorie cospirative, il medico della Casa Bianca Sean Conley e Brian Garibaldi del Johns Hopkins di Baltimora si sono divisi fra due mondi politici: quello dei lealisti che si adeguano alla linea dell’amministrazione e quello dei realisti che preferiscono seguire la scienza.

La verità è emersa domenica, quando i medici hanno confermato che nei giorni precedenti — pare seguendo le indicazioni di Trump, furioso con Meadows — avevano sminuito la gravità delle condizioni del presidente, che aveva anche avuto bisogno di ossigeno. «Non volevo dare informazioni che potessero portare il corso della malattia in un’altra direzione», ha affermato il dottor Conley. «Sembrava che volessimo nascondere qualcosa, ma non era del tutto vero».

Corriere della Sera, 5 ottobre 2020 (pag 11)

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